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Diciamo addio al malvagio foie gras

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Margherita D’Amico

Possiamo e dobbiamo cambiare. Ciascuno di noi ha occasione di dissociarsi da pratiche stupide e crudeli con un semplice no: modificando le abitudini e spiegando ad altri le proprie ragioni, si possono influenzare cultura e mercato. Una simile presa di posizione viene oggi richiesta nel merito di quell’aberrazione che è il foie gras a cittadini, esercenti e a una serie di catene della grande distribuzione alimentare, che ancora lo distribuiscono. A ricordarci i metodi con cui si ottiene la malattia del fegato di anatre e oche, che in due settimane arriva a pesare dieci volte di più di un organo sano e ciò nonostante è considerato da alcuni una prelibatezza gastronomica, sono due video inchieste terribili.

La prima è realizzata da Essere Animali, che ha lanciato nei mesi scorsi la campagnaStopFoieGras, assieme all’organizzazione spagnola Promoviendo el Veganismo, documentando quanto avviene in sei stabulari dei Pirenei francesi. Ad essa va ad aggiungersi la recente indagine del gruppo francese L214 éthique & animaux.

Entrambi i lavori documentano in modo inequivocabile le torture inflitte agli uccelli alimentati a forza, nelle ultime due settimane di vita, da un tubo metallico di 30 centimetri infilato direttamente nello stomaco due volte al giorno, senza possibilità di scampo grazie a gabbie singole in cui non è possibile il benché minimo movimento. Trappole da 20×45 centimetri, che dal 2011 sono vietate in UE, ma il Governo francese ha concesso una proroga per l’adeguamento delle strutture. Il 70% del foie gras viene appunto prodotto in Francia, e il resto, nel nostro Continente, fra Belgio, Spagna, Bulgaria e Ungheria.

Fra angoscia, dolore, ferite, infarti, emorragie interne, sovente responsabili di lente agonie prima ancora di arrivare al macello, ogni anatra o oca è costretta a ingerire un chilogrammo  di mangime al giorno. Un destino riservato solo ai maschi, perché le femmine, il cui fegato è stimato di qualità inferiore, quando non avviate alla riproduzione in allevamento intensivo vengono eliminate allo stato di pulcini; schiacciati da un rullo, tritati da un’apposita lama o lasciati soffocare uno sull’altro all’interno di sacchi.

“Dopo 15 giorni di alimentazione forzata il fegato diventa abnorme e il suo funzionamento risulta gravemente compromesso. Aumentando di volume, preme sui polmoni dei volatili impedendo una corretta respirazione e rendendo doloroso qualsiasi movimento” racconta Simone Montuschi, portavoce di Essere Animali: “Caricati nelle casse gli animali vengono poi trasportati al macello, dove sono storditi in acqua elettrificata prima che un operatore procede alla rottura del becco e al taglio della carotide. Molti di loro seguitano a essere coscienti durante il dissanguamento”.

Tra i numerosi paesi che hanno messo al bando la produzione di foie gras si annovera anche l’India, e in parte del Brasile ne è stata vietata persino la distribuzione. In Italia ilgavage, ovvero l’alimentazione forzata, è fuorilegge dal 2007.

“Lo è in tutta l’UE, ai sensi dell’articolo 14 della Direttiva 98/58/CE sulla protezione degli animali negli allevamenti” dice Montuschi. “Nel dicembre 1998 un rapporto del Comitato Scientifico Veterinario dell’Unione Europea condannò perentoriamente la pratica definendola ‘nociva per il benessere degli animali’, eppure l’anno seguente il Consiglio di Comitato Permanente d’Europa adottò una Raccomandazione che vieta la produzione difoie gras negli Stati membri a partire dal 2004 con l’eccezione di dove fosse già ‘pratica corrente’, e limitandosi a sollecitare la ricerca di tecniche di produzione alternative all’alimentazione forzata”.

Conclude Montuschi: “Chiediamo alle catene di supermercati che propongono il foie gras, ancora distribuito distribuito nei negozi Eataly e nei punti Esselunga, Conad, Carrefour, Bennet, Auchan, di cessarne le vendite”.

Una petizione online è aperta a chi voglia sostenere questo appello di civiltà.

@margdam
margdam@margheritadamico.it

Fonte Link: http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2016/01/03/diciamo-addio-al-malvagio-foie-gras/